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ADDIO PICCOLO GRANDE ABIR

Cari amici,

anche se nessuno di voi lo conosceva, voglio parlarvi di Abir. Ho incontrato questo ragazzo di 19 anni in Bangladesh, durante il miei due viaggi per promuovere il progetto di Strabordo a favore dei disabili Bengalesi. Abir era piccolo di statura ed aveva il corpo così deformato, che era stato soprannominato Pinocchio, perché sembrava un burattino di legno fatto da un falegname poco esperto. Eppure, a dispetto di tutto, lui riusciva a stare in piedi e camminare, in un equilibrio che a tutti sembrava impossibile.  La sua gabbia toracica era distorta, ma lui riusciva a respirare quel tanto d’aria sufficiente per trasformarla in un’energia incredibile. Studiava con impegno, che ora definirei commovente, perché credeva fermamente nel suo futuro e perché in lui non c’era spazio sufficiente per i brutti pensieri.

Abir era curioso. Un giorno mi ha chiesto di poter vedere la mia camera insieme al suo amico inseparabile per curiosare tra le cose strane che noi Italiani ci portiamo appresso. Lo abbracciai per fare le 4 rampe di scale perché, nonostante il miracolo del suo camminare, non riusciva a fare neppure un gradino. Era leggero come un bambino e fragile come un mucchietto di ossa accatastate. Sul mio letto c’era un fon, un oggetto che non conosceva (fa sempre caldo in Bangladesh e gli uomini portano capelli cortissimi). Quando l’ho acceso per fargli vedere come funzionava, è saltato dallo spavento e, quando l’ho spento, ha riso tantissimo insieme al suo amico.Abir era buono e tenero come un bambino ed allo stesso tempo forte e coraggioso come un uomo. Era un piccolo grande ragazzo. Ti sorrideva sempre. Sognava di venire in Italia. Era il simbolo della Rishilpi che lo aveva accolto da piccolo e dalla quale non voleva allontanarsi.Mi mancherà il suo equilibrio impossibile.Valeria


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